Sarà che l’estate non è finita. Anzi. Sarà pure che nel Mezzogiorno quando cerchi un dato relativo a qualcosa (in questo caso il turismo) l’impresa rasenta l’impossibilità, mentre Venezia e Padova, solo per fare due esempi, sanno già ora come è andata la loro stagione estiva 2011. Sarà pure vero tutto questo ma una sensazione — che si traduce in un aumento stimato intorno al dieci per cento — ci dice che la Puglia si lascia alle spalle un’estate 2011 straordinaria per presenze di turisti.
E il risultato è ancora più straordinario se solo si pensa che — mai come quest’anno — la crisi economica ha cambiato radicalmente il modo di fare le vacanze degli italiani. In Puglia la crisi non si è sentita. I turisti italiani e stranieri sono aumentati. All’exploit hanno contribuito diversi fattori. Il primo: la crisi politica dell’area mediterranea. Chi ha sempre scelto mete come la Tunisia, l’Egitto, il Marocco, quest’anno ha fatto marcia indietro. Troppo pericoloso fare le vacanze in un’area al centro di rivolte e rivoluzioni. Il secondo: ad inviare turisti in Puglia ci hanno pensato anche le altre regioni meridionali. La Campania ha reso in molte zone insostenibile per una famiglia media il rapporto qualità-prezzo. O troppo esclusive (Capri, Positano) e dunque inaccessibili alla maggioranza, o troppo inquinate (il litorale Domitio) e condizionate dalla fama negativa di Napoli «monnezza-city». La Calabria ha confermato la sua modestia rispetto ad un’esigenza di turismo sempre più orientato alla qualità e ai servizi. La Basilicata ha poco mare, insufficiente per tutti. Sardegna e Sicilia sono un viaggio impegnativo che quest’anno ha scoraggiato le famiglie. Ecco dunque spiegato — in parte — il grande successo della Puglia. Che, di suo, ha saputo offrire località più che gradevoli, in cui la qualità dei servizi è migliorata senza incidere però troppo nel rapporto con i prezzi. Read more






